Francia: elezioni legislative, seggi aperti. Affluenza in forte calo alle 17

Seggi aperti stamane in Francia per il primo turno delle elezioni legislative che potrebbero garantire al partito ‘En Marche’ del presidente Emmanuel Macron la maggioranza assoluta. Si rinnovano i 577 deputati dell’Assemblée Nationale con uno scrutinio uninominale maggioritario a due turni. Ognuna delle 577 circoscrizioni in cui è divisa la Francia elegge un parlamentare. I seggi si sono aperti alle 8 e si chiuderanno alle 20 con subito le prime proiezioni. Il ballottaggio si terrà il 18 giugno.

L’affluenza alle urne al primo turno

delle legislative francesi crolla alle ore 17: secondo i dati del ministero dell’Interno, è stata del 40,75%, 8 punti in meno rispetto alla stessa ora nel 2012 (48,31%).

Ciclone Macron, En Marche verso trionfo al Parlamento
– Onda o tsunami? Emmanuel Macron sta per vincere la sua seconda scommessa, dopo l’Eliseo – a 39 anni – sta per conquistare anche Palais Bourbon, il Parlamento. Le sue riforme per la Francia, il codice del lavoro, la scuola, la sicurezza, le pensioni, hanno già acceso i motori. Tutto sembra pronto per rimettere ‘En Marche!’ la Francia. Con una maggioranza assoluta di deputati, che non si vedeva dai tempi di de Gaulle, Macron parte con le migliori premesse.

Quattrocento deputati, forse di più, quando ne basterebbero 289 per avere la certezza di far passare le leggi: il bottino macroniano – al netto di un’astensione che potrebbe raggiungere domani al primo turno numeri da record – può aprire un capitolo storico. Gli ultimi sondaggi danno al 31,5% il partito del presidente, lontanissimi i Républicains, la destra che – per quanto disunita – è l’unica rimasta a dare battaglia, con il 22%.

Il Front National raccoglierebbe il 17%, la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, insieme ai comunisti, l’11%, il Partito socialista, insieme agli alleati della maggioranza uscente, appena l’8%, contro il 30% con cui partì Francois Hollande nel 2012. Fra 397 e 427 potrebbero dunque essere i deputati della nuova maggioranza di governo, metà dei quali esordienti in politica. Un rinnovamento che non ha precedenti e che – ai vertici dell’Eliseo – farebbe anche propendere per una vittoria consistente ma non un trionfo: il ricorso a un numero troppo elevato di deputati neofiti e senza esperienza rischia di rendere il gruppo incontrollabile, esposto a scivoloni e autogol. Sullo sfondo di questa marcia trionfale di En Marche!, sotto speciale osservazione i sei ministri del governo che hanno raccolto la sfida delle urne e che, nel caso di non elezione, dovranno dimettersi: primo fra tutti Richard Ferrand, il ministro della Coesione territoriale investito dal caso dei suoi conflitti di interesse alla cassa mutua di Bretagna. Una situazione all’opposto, inimmaginabile fino a qualche mese fa, in casa socialista. Dove – oltre ai tanti che non si ripresenteranno – rischiano grosso l’ex primo ministro Manuel Valls, che conta sulla “desistenza” di En Marche! nella sua circoscrizione, la relatrice della riforma del lavoro Myriam el Khomri, la ministra uscente Marisol Touraine. Per non parlare degli alleati ecologisti, i Verdi di Eelv che avevano 17 deputati e rischiano l’estinzione.

La France Insoumise di Mélenchon non è riuscita a capitalizzare il buon risultato al primo turno delle presidenziali. E adesso, gauche radicale alleata con i comunisti, rischia di prendere un pugno di seggi e non poter fare nessuna opposizione valida come era obiettivo del suo leader. Mélenchon paga, in popolarità, l’atteggiamento ambiguo fra il primo e secondo turno, quando non si espose e non invitò – come in molti a sinistra aspettavano – a votare “contro Marine Le Pen”. Se fosse sconfitto nella circoscrizione di Marsiglia, sarebbe per lui una Caporetto politica e personale assoluta. Solo politica, invece, sembra profilarsi la disfatta del Front National, che raccoglierebbe meno di 15 deputati ma porterebbe in parlamento, per la prima volta, la sua leader Marine Le Pen.

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